L'OTI non è una panacea per tutti i mali, ma trova precisa e netta indicazione in tutte quelle patologie che riconoscono una diminuzione della tensione di Ossigeno a livello tissutale, insufficiente all'espletamento delle funzioni vitali, cioè sfruttando l'aumento delle pressioni e della quantità di Ossigeno disciolto nel plasma secondo leggi fisiche dei gas. La Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica (SIMSI) raccomanda che i quadri clinici in cui l'OTI non sia considerata di provata efficacia, o non siano ancora inseriti nelle indicazioni contenute nelle Linee Guida di riferimento, dovranno essere sempre preventivamente valutati per ogni specifico paziente in base al possibile beneficio rapportato al rischio e al costo del trattamento, nel rispetto della salute e della libertà dei pazienti, della buona pratica clinica nella nostra disciplina, del codice etico e deontologico della professione medica." PREMESSA OSSIGENO IPERBARICO: COME

Con Ossigenoterapia Iperbarica (OTI) si intende una somministrazione incruenta di ossigeno puro (oppure di miscele gassose iperossigenate), che avviene all'interno di ambienti a questo dedicati (camere iperbariche), che vengono portati ad una pressione superiore a quella atmosferica mediante la loro pressurizzazione con aria compressa. E' usualmente richiesta una collaborazione attiva del paziente (per l'esecuzione delle necessarie manovre di compensazione durante la compressione della camera fino alla quota di inizio trattamento).Durante il trattamento all'interno della camera, una volta raggiunta la quota prefissata per la specifica terapia, il paziente respirerà ossigeno puro (o una miscela gassosa iperossigenata) in un circuito chiuso, ricorrendo a un dispositivo personalizzato al caso (maschera orofacciale, casco, mount o ventilazione meccanica). OSSIGENO IPERBARICO: QUANDO Il ricorso ad OTI è da riservare alle indicazioni riconosciute dalle Linee Guida e dalla Medicina Basata sulle Evidenze (l'EBM degli AA.) ed è da effettuarsi solo nel pieno rispetto delle norme di sicurezza vigenti per i contenitori a pressione, come di fatto è la camera iperbarica. Quando così erogata, cioè in sicurezza e per indicazioni riconosciute, e a patto di effettuare durante la visita di accesso/idoneità al trattamento una attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio di tale procedura, l'OTI si rivela essere solitamente ben tollerata e scevra di complicanze, anche nei pazienti critici. Il medico iperbarico valuterà la fattibilità o meno del trattamento con OTI sulla base del rapporto tra il "numero di sedute da effettuare" e il "rischio relativo" del singolo caso. OSSIGENO IPERBARICO: PERCHE'

Alla pressione atmosferica, a livello del mare, quando respiriamo quella miscela gassosa che chiamiamo aria [e che è approssimativamente composta da: azoto (N 2) per il 78,09%, da ossigeno (O 2) per il 20,9%, da argon (Ar) per lo 0,04% e da anidride carbonica (CO 2) per lo 0,93%], il 98,5% dell'ossigeno viene trasportato dai globuli rossi, dove l'ossigeno viaggia legato con l'emoglobina qui presente. È pertanto necessaria la presenza di vasi sanguigni integri, affinché i globuli rossi possano passare veicolando l'arrivo dell'ossigeno fino ai tessuti. Ciò che aumenta in camera iperbarica è invece la quota libera dell'Ossigeno, quello disciolto nel plasma, quello di immediato e pronto utilizzo: in camera iperbarica si combina infatti il duplice effetto di una maggiore percentuale di Ossigeno disponibile (non più il 21% ma il 100%) e una maggior pressione parziale dell'Ossigeno, grazie alle pressioni elevate che possono essere raggiunte proprio dalla camera iperbarica. A quote di trattamento di 2.8 atmosfere assolute (ATA), la quantità d'Ossigeno

Si ritiene di dover citare e fare riferimento soltanto ad alcuni documenti che sono:

 

• in campo internazionale: «Hyperbaric Oxigen Therapy Commitee Report» della Undersea & Hyperbaric Medical Society, che riporta le seguenti indicazioni:

    1. Embolia gassosa
    2. Intossicazione da CO e da fumi di incendio
    3. Gangrena gassosa
    4. Occlusione dell’arteria central della retina
    5. Ischemie acute traumatiche (sindrome da schiacciamento, sindrome compartimentale)
    6. Malattie da decompressione
    7. Aumento della cicatrizzazione in ferite selezionate
    8. Anemia acuta grave
    9. Ascessi intracranici
    10. Infezioni necrotizzanti dei tessuti molli
    11. Osteomielite refrattaria
    12. Danno tissutale da radiazioni (tessuti molli e ossei)
    13. Trapianti cutanei a rischio
    14. Ustioni termiche.

in campo nazionale, preso atto delle linee guida della Simsi – Siaarti – Ancip  del marzo 2007, e della ECHM 7th European Consensus Conference di Lille – dicembre 2004 -, si individuano le seguenti indicazioni al trattamento di ossigenoterapia iperbulica:

    1. Malattie da decompressione
    2. Embulia gassosa arteriosa (iatrogena o barotraumatica)
    3. Gangrena gassosa da clostridia
    4. Infezioni acuta e cronica dei tessuti mulli a varia eziulogia
    5. Gangrena e ulcere cutanee nel paziente diabetico
    6. Intossicazione da monossido di carbonio
    7. Lesioni da schiacciamento e syndrome compartimentale
    8. Fratture a rischio
    9. Innesti cutanei e lembi a rischio
    10. Osteomielite cronica refrattaria
    11. Ulcere cutanee da insuff. arteriosa, venosa e post-traumatica
    12. Lesioni tissutali post-attiniche
    13. Ipoacusia improvvisa
    14. Osteonecrosi asettica
    15. Retinopatia pigmentosa
    16. Sindrome di Meniere
    17. Sindrome algodistrofica
    18. Paradontopatia.

Si ritiene che debbano essere incluse fra le indicazioni di cui sopra anche le seguenti patologie per le quali esiste notevole esperienza, casistica e vasto supporto scientifico internazionale.

    • colite ulcerosa
    • trauma midollari
    • accidenti cerebrovascolari non in fase acuta
    • edema cerebrale post-anossico.